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Opensource per pubblica amministrazione – 8300 dipendenti da Win a Linux

Il comune di Torino, come anche molte aziende italiane si trovano quest’anno a confrontare soluzioni open source e soluzioni legacy analizzando costi e funzionalità. L’opensource per pubblica amministrazione sta diventando una carta da giocare.

Attualmente sugli 8300 pc dei dipendenti del comune di Torino c’è Windows XP che a breve non sarà più supportato. Microsoft ha fatto un offerta per Windows 8 con pacchetto office 2013  ma è stata considerata più interessante la soluzione che prevede il sistema operativo linux con Open Office, Firefox per la navigazione e Thunderbird per la posta elettronica. Promotori del cambiamento sono stati Gianmarco Montanari, city manager, e Sandro Golzio, direttore dei Sistemi Informativi.

Da un punto di vista funzionale le soluzioni si equivalgono. Come costi, il progetto Microsoft è dell’ordine di 22 milioni di euro in 5 anni (hardware e licenze), mentre con linux si vanno a risparmiare 6 milioni di euro all’inizio e dal 20% al 40% del costi successivi. Sicuramente ci saranno da fare corsi di formazione ma ci sarebbero stati anche per passare dal vecchio office al nuovo 2013 perché l’interfaccia è comunque cambiato.

Torino potrebbe diventare la prima grande città italiana con una rete informatica comunale basata su una soluzione open source.

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Ma gli aspetti economici non sono i soli a far protendere verso queste soluzioni. L’open source per pubblica amministrazione ha numerosi vantaggi. Ad esempio nell’estate del 2005 le scuole della provincia di Bolzano sono passate all’opensource anche per altri motivi. Per poter distribuire agli allievi il software utilizzato a scuola sotto i termini della licenza GNU/GPL. Per creare una cultura informatica basata sulla condivisione e la diffusione delle conoscenze  e per offrire agli studenti la possibilità di contribuire personalmente al processo produttivo del software.

A spingerci verso il software libero – spiega l’ispettore Lorenzi – non ci sono ragioni economiche legate ai costi delle licenze proprietarie. L’unica molla che ci ha spinto al cambiamento è stato un approccio per così dire filosofico che seguiamo nei processi di istruzione. Crediamo che le tecnologie abbiano un ruolo fondamentale nella costruzione dei saperi e poter contare su tecnologie non proprietarie consente di allargare le possibilità di crescita.

Informazioni su come sta procedendo il progetto sono disponibili sul sito ufficiale FUSS

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